La scelta del silenzio.
Nel 2017 abbiamo scelto di abitare il silenzio di questo borgo ai piedi del Monte Cetona. Qui è nato Studio Hamor, dove la vita quotidiana diventa linfa per una pratica creativa che si nutre di lentezza, ascolto e meraviglia.
Uno sguardo libero.
Abitare qui significa rieducare gli occhi a un orizzonte ampio, dove nulla interrompe lo sguardo.
Questo contatto quotidiano con l'infinito non è solo un panorama, ma il paradigma di una visione.
Dalle stalle allo studio.
Le antiche stalle di casa oggi accolgono lo studio. Uno spazio minimale, dove la povertà dei materiali e la pura praticità rurale diventano rigore formale. Pochi strumenti essenziali, dedicati interamente alla verità della fotografia analogica.
La forma del pensiero.
Disegnare un’identità significa scavare fino all'essenziale. Tra appunti a matita e provini fotografici, la nostra ricerca creativa rifiuta le formule pronte: studiamo ogni singola traccia per dare alle visioni
altrui una voce autentica e un radicamento profondo.
Il rito dell'analogico.
La camera oscura è il luogo in cui le nostre immagini nascono
fisicamente. Sviluppiamo e stampiamo a mano, sia in bianco e nero che a colori, rifiutando ogni scorciatoia. Scegliere un processo esclusivamente analogico significa trovare l'equilibrio tra il rigore della tecnica e l'istintività del gesto: un rito antico fatto di tempo, luce e dedizione artigiana.
La cura della terra.
The vegetable garden requires the same patience as our artistic practice. Tending to the plants and harvesting the fruits among these ancient rocks is a daily ritual of grounding and honesty. A discipline rooted in monastic tradition (hortus conclusus) that trains the mind to respect the time necessary for an idea to be born, grow, and mature.
Tracce del tempo.
Il nostro archivio fisico è la stratificazione del tempo vissuto e progettato. Scatole, date, appunti scritti a mano: non custodiamo solo il passato, ma conserviamo una materia viva. Per Studio Hamor, mantenere un archivio significa creare una mappa aperta da interrogare e reinterpretare, dove ogni traccia è la radice di un’idea futura.
Un santuario di storie.
Una collezione privata di oltre 4000 volumi che custodiamo
come uno scrigno di storie, immagini e conoscenza. Dalla fotografia alla spiritualità, dall'arte all'agricoltura e ai grandi classici: questo spazio è un dialogo continuo che nutre la nostra educazione estetica e umana, l’humus profondo da cui attingiamo ogni giorno per coltivare lo sguardo.
Lo spazio dell’incontro.
Esporre le nostre opere a Fonte Vetriana significa invitare l'altro a condividere lo stesso tempo lento da cui sono nate. La nostra galleria e gli studio visits sono nati per questo: per accogliere sguardi curiosi e collezionisti in uno spazio dove l'immagine non è solo mostrata, ma abitata insieme.
Natura viva.
Il bosco ai piedi del Monte Cetona è la nostra soglia quotidiana. Un luogo abitato da piante, animali e presenze invisibili, di cui la luce diventa espressione naturale, vitale e
poetica. L'origine e il fine di tutta la nostra pratica artistica.